La bellezza è tutt'intorno a noi.
Riuscire a scorgerla è il segreto di una vita appassionata.

lunedì 3 agosto 2009

zeneizi de là de u ma

Regione, Skype gratuito a liguri nel mondo con istruzioni in genovese

Genova, 3 ago. - (Adnkronos) - Skype gratuito ai liguri nel mondo, con le istruzioni in dialetto genovese. Per far parlare tra di loro, a costo zero, le quarantacinque associazioni dei liguri nel mondo la Regione Liguria ha scelto la tecnologia Skype ed ha gia' spedito agli utenti in Argentina, Cile, Peru, Paraguay, Uruguay e altri paesi dell'America Latina, in Usa e Canada in Nord America, a Sidney e Melbourne, in Australia e in diverse citta' europee, il kit con l'attrezzatura necessaria per usufruire del servizio: telefoni cordless, web cam e penne Usb. La presentazione e le istruzioni su come installare il software di Skype sono fatte anche attraverso un filmato, in lingua genovese, accompagnate da un messaggio video dal presidente Claudio Burlando e degli assessori Enrico Vesco e Giovanni Battista Pittaluga. E con il Coro Monte Bianco di Genova che intona ''Ma se ghe pensu'', la canzone di Mario Cappello da quasi un secolo simbolo della genovesita' e della Liguria nel mondo.

domenica 2 agosto 2009

KARMA COLA - drumming



Molti anni fa, in un locale jazz di Manhattan un omettino timido, vestito di bianco, all'indiana, scrisse una richiesta per suonare insieme all'orchestrina. Il leader della jazz-band lesse la nota e chiese al cameriere chi l'avesse inviata. Il cameriere indicò per l'appunto un signore indiano seduto in fondo al locale. Il leader dell'orchestrina lo fissò attraverso i suoi occhiali scuri e gli fece segno di salire sulla pedana.

L'indiano lasciò il suo tavolino e non senza difficoltà si fece strada tra gli avventori incuriositi. Il suo procedere era reso più difficoltoso da un paio di tamburi indiani che stringeva nella sinistra.

"Cos'è?" chiese il capobanda.

"I miei tamburi, signore" rispose l'indiano. "Se devo suonare con voi, debbo adoperare il mio strumento, il tabla."

"Già, già, i tamburi" disse il jazzista. "Be', cosa è che vuole suonare?"

"Personalmente, mi piacerebbe suonare il Teen Taal" disse con circospezione l'indiano. "Sarebbe il vostro tre tempi."

Spiegò il suo piano. "Voi cortesemente suonate in questo ritmo base. Io vi accompagnerò con settantadue battiti per la destra e ventiquattro per la sinistra, e poi aumenterò con l'improvvisazione."

L'indiano si creò uno spazio sulla pedana, si sciolse i legacci delle scarpe, se le tolse disponendole ordinatamente sotto il pianoforte. Dalla borsa di stoffa che portava in spalla estrasse un piccolo martello d'argento. Con questo cominciò a colpire i chiodi ai lati dei suoi strumenti.

Il jazzista sorrise alla folla, si sporse in avanti e chiese all'ometto: "Settantadue e ventiquattro, eh? Okay. A proposito, cosa sta facendo con quel martello?"

"Metto a punto lo strumento, signore. Può per favore chiedere al pianista di dire quale chiave preferite?"

Il jazzista si girò verso il pianista e con una scrollata di spalle disse: "Questo qui è matto. Dagli un sol, così se ne va in fretta."

Il pianista, con esagerato formalismo, suonò un'ottava in sol. L'indiano annuì e battè più forte i chiodidei suoi tamburi, usando la parola indiana per la nota sol.

"Immagino voglia dedicare qualcosa a papà" disse il pianista facendo l'occhiolino ai divertiti spettatori.

Il leader sedette alla batteria con aria rassegnata, annuì al suonatore di vibrafoni, tirò su le bacchette, e gridò:"Bene, via!" e l'orchestrina jazz irruppe in uno svelto blues.

Il piccolo indiano sorrise compiaciuto. Cominciò a muovere le mani sui tamburi. Un suono profondo emerse da quello di sinistra. L'altra sua mano era quasi invisibile mentre si muoveva sul tamburo di destra. Dopo alcuni minuti il capo dell'orchestra posò i propri bastoncini e scosse la testa incredulo. Anche il suonatore di contrabbasso si fermò ad ascoltare. Adesso il duetto era tra il pianoforte e l'indiano. Il pianoforte suonava una melodia e il tabla la riproponeva in tempo doppio, poi triplo. Il leader rientrò con i suoi tamburi per creare un solido tre tempi che sostenesse i ritmi intricati dell'indiano. L'indiano e il pianista stavano ridendo di piacere. Il pianista saltava su e giù suonando, l'indiano scuoteva la testa nell'estasi dell'invenzione. A ogni colpo piegava il collo per guardare il leader e poi faceva un cenno affinchè entrambi battessero i tamburi all'unisono. Il ritmo era sempre più svelto. Tutti gli spettatori s'erano alzati in piedi. Applaudivano.

Alla fine il jazzista si tolse gli occhiali scuri e si asciugò il volto.

"Chi sei, amico? Dov'è che hai imparato a suonare così?"
"E' stato molto divertente, signore" disse l'omettino. "Ho appreso la mia arte a Benares. L'Unesco mi ha fatto venire qui per renderla popolare in Occidente. Spero vi abbia dato piacere."

Ripigliò le sue scarpe, fece un profondo namaste ad ogni membro dell'orchestra, si prese anche il martelletto e se ne andò. Non sapeva di aver appena suonato con il più famoso batterista d'Occidente; e il jazzista non sapeva di aver accompagnato il più celebre maestro di tabla dell'India. Ma entrambi avevano avuto un incontro beat.



from KARMA COLA - Il Supermarket del Misticismo Orientale by Gita Mehta

a festival, a synth and a heart-shaped testaieu

a dive into the past, this is what it could have seemed to be

then you realize it is just an attempt to live the present;

project your self, be here now

you’re actually doing well,

puzzling out old and new stories mixing them up with the same old faces - looking nice and young though!

cheeky tricky operations to be accomplished by the end of the show …unfortunately? performing not even partially the predestined mission but lastly enjoying a loud and healthy laugh at that

feeling connected, belonging to a place, finally taking the courage of looking behind and moving forward with fresh new ease and great satisfaction

in the end it's just a matter of food, and shapes, and how big our hearts are

never ending perceptions

a colorful dot in the big picture has been painted, you can go further now, if you really want - but that’s another story

mercoledì 29 luglio 2009

re-trouvailles tasmaniennes

Written somewhere along the Overland Track - Cradle Mountain/Lake St Clair NP, Tasmania (Tassie)


most probably at Narcissus Hut, on the 30th or 29th? of December, last night before taking the very-wet-walk-along-the-lake on the way back to Civilisation



Et bien, presqu'à la fin de la randonnée, je peux dire que je regrette très fort de ne pas avoir ramené mon appareil photo, pour pouvoir partager la poésie et la beauté de ce paysage tasmanien.
Les ambiances de conte de fées, nature qui dort, dans le brouillard, réagissante suelemt à la puissance du vent, résonnant sur notre chemin.
Les formes et les couleurs du bush sont douces et souples: jaune-orange, rond et mousseux.
Puis il y a les arbres, à la fois rares et gris, désormais morts. Ils se lèvent majestueux vers le ciel; ils sont solitaires, ou ils se serrent dans les branches(!) avec d'autres arbres, plus jeunes, ou encore, ils partagent leurs memes racines et comme des jumeaux ils se ressemblent et se dressent côte à côte, parfaitement symmetriques.
Dans les forets ils s'habillent en vert, avec les longs troncs couverts de mousse; sur les montagnes on peut apercevoir les restes argentés d'un passé floride. Sur les flancs des monts, passés ces cimetières de troncs et de rochers, soudainement on se retrouve au milieu de jardins secrets, dont on peut jouir d'ailleurs très souvent tout au long du chemin: petites fleurs blanches -comme celles des fraises- décorent les plantes... puis partout des graines, qui donnent joie à l'esprit du voyageur ainsi capable de supporter aisément la fatigue de la marche, entouré des couleurs rose et rouge brillantes des baies.




...It's a six day walk, travelling 65 kilometres through the heart of the Tasmanian Wilderness World Heritage Area...


http://www.parks.tas.gov.au/index.aspx?base=7771

venerdì 17 luglio 2009

lalala...luv

Non bene conveniunt, nec in una sede morantur, Majestas et amor.

Dignity and love do not blend well, nor do they continue long together.

Ovid

giovedì 16 luglio 2009

succo-zumo-jugo-sugo-tuco

Language shapes the way we think, and determines what we can think about.

Benjamin Lee Whorf

lunedì 13 luglio 2009

Self-portrait

Sagittario
Squiggle
Socievole
Seriosa
Solitaria
Sorprendente
Sorridente
Splendente
Sincera
Sovrappeso
Sradicata
Stravagante
Saccente
Supponente
Serena
*Soliloquace (!)
Subdola
Sagace
Sfaticata
Svampita
Svitata
Single
Sognatrice ... e Stanotte Senza Sonno!

giovedì 9 luglio 2009

wings∗wind∗swing

... and I still remember the day

I took for a ride

a white butterfly ...

domenica 5 luglio 2009

MOTHER EARTH - HURT/HEART/EARTH

full moon thoughts

Blow O wind to where my loved one is.
Touch him and come touch me soon.
I'll feel his gentle touch through you
and meet his beauty in the moon.
These things are much for the one who loves.
One can live by them alone:
that he and I breathe the same air
and that the Earth we tread is one.

from the Ramayana